Il Giardino

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07 Jan 2017 11:36 - 07 Jan 2017 16:25 #114050 by Kaizokugari
Il Giardino was created by Kaizokugari
Pubblico anch'io il mio BG per Brescia, tornato "serio" dopo quello idiota del Final :lol:

Il Giardino


Jilaar Ahm-Kalid respirò a pieni polmoni. L'aria era fresca, e umida. Gli invase il naso, le narici che parvero aprirsi per la prima volta. Era una sensazione a lui sconosciuta, ma assai piacevole. L'aria di casa, a cui era da sempre abituato, era calda, secca, a tratti soffocante: l'aria del deserto, ricca di sabbia e pregna dei forti odori di spezie ed unguenti, di sudore e sangue. Qui, così lontano dal suo villaggio adagiato tra le dorate dune di Harad, l'aria profumava d'acqua, di erba, di alberi.

Alberi. Quanti, quanti alberi attorno a lui! Jilaar non ne aveva mai visti tanti tutti assieme. Sapeva, naturalmente, che essi formavano ciò che comunemente è chiamata “foresta”, ma al di là di sparuti gruppi di esili palme che crescevano attorno ai benedetti specchi d'acqua delle oasi lungo la Via dell'Avorio, non c'erano “foreste” da dove proveniva. Aveva visto un giardino, una volta, anni addietro: apparteneva ad un ricco mercante di Umbar e si estendeva per svariati ettari dietro la sua dimora nella città vecchia. Allora, gli era parso davvero magnifico ed imponente e non avrebbe mai pensato che potesse esistere un luogo ancora più lussureggiante di quello. Ma allora era solo un bambino, e si sbagliava. Perché adesso, davanti a sé non vedeva che verde, fin dove l'occhio poteva spingersi ed oltre. Se quello che aveva visto ad Umbar quel giorno era il giardino di un uomo agiato, questo doveva essere davvero il giardino di un dio!

Jilaar abbassò lo sguardo. A terra, strane foglie di tutte le forme e dimensioni, da quelle a punta di lancia a quelle sottili come gli aghi veleniferi delle tribù del Sud, riempivano gli spazi vuoti tra ciuffi d'erba verde come smeraldo e fiori di mille colori. Il terreno era soffice sotto i suoi stivali, ma allo stesso tempo solido come roccia, tutt'altra cosa rispetto alle distese di sabbia bollente e cedevole sulle quali si era scottato i piedi da che ne aveva memoria. Jilaar naturalmente amava il suo paese, ma solo ora, che per la prima volta nella sua giovane vita si spingeva al di là del deserto, si rendeva conto di quali meraviglie potessero esistere al mondo e si chiese quali altre avrebbe potuto ammirare se si fosse spinto fino ai suoi confini...

Il suono del corno lo ridestò dai suoi sogni ad occhi aperti. Doveva aver marciato per ore, ma gli parve ora che non fosse trascorso che un mero istante dal momento in cui erano giunti in quei luoghi, quasi come se si fosse trattato davvero di un sogno. Più avanti nella fila si levò un gran vociare mentre i capi gridavano gli ordini. A quanto pare, avevano trovato una via più agevole attraverso l'intrico di rami. Jilaar strinse la presa attorno alla sua lancia e aumentò il passo. Ben presto, le prosperose fronde sopra le loro teste si fecero via via più rade, finché parve che la luce del sole penetrasse come una lama affilata sul sentiero, squarciando la foresta. La colonna uscì così dalla volta arborea per ritrovarsi in una vasta radura. Jilaar fu quasi accecato dal chiarore del giorno, dopo il tempo trascorso a marciare nella penombra offerta dagli alberi, e fu costretto a ripararsi gli occhi con la mano. Uno dei capi alzò il pugno e la colonna si fermò. Avrebbero atteso che il resto della retroguardia li raggiungesse sul nuovo percorso: ciò significava che Jilaar avrebbe potuto di nuovo perdersi nell'ammirazione di quel paesaggio mozzafiato.

Mentre i suoi compagni riprendevano fiato, chini sulle aste delle loro lance o seduti su rocce e tronchi, lui prese a vagare per la radura. Se fosse morto in battaglia, avrebbe desiderato che il paradiso fosse come quel luogo magnifico! Farfalle di tutti i colori si muovevano di fiore in fiore, sospinte da una leggera brezza che carezzava gli esili steli e i ciuffi d'erba, mentre di tanto in tanto un uccello sfrecciava rapido nel cielo azzurro cantando la sua melodia. Il suono dell'acqua che guizzava tra le rocce lo chiamò a sé e giunto nei pressi di un piccolo ruscello Jilaar poggiò la lancia e si chinò per bere. L'acqua era pura e fresca e gli ricordò la felicità dei giorni della sua infanzia, quando con gli altri bambini del villaggio giocava e nuotava nella sorgente dell'oasi di Dakûn.

D'un tratto si udirono altre grida provenire dalla foresta, e un grosso schianto. L'acqua raccolta nelle sue mani a coppa vibrò producendo piccoli cerchi. Un crepitio d'alberi, un ultimo schiocco di frusta, e con un barrito il mûmakil eruppe dalla macchia tra rami spezzati e una pioggia di fogliame. L'enorme bestia si scrollò di dosso i residui di legno rimasti incastrati tra i pali e le corde intrecciate dell'howdah che portava sulla schiena, quindi avanzò nella radura con il suo passo pesante ma allo stesso tempo elegante, per una creatura di tali dimensioni. La terrà tremava ad ogni sua falcata e il pachiderma puntò con tutta calma verso il ruscello, attirato dall'odore dell'acqua. Ma non c'era tempo per il riposo per la povera bestia, e di nuovo i capi gridarono ordini e la frusta schioccò, le punte delle lance pungolarono l'animale facendolo deviare dal suo tragitto e il mûmakil obbediente barrì e si lasciò condurre nella direzione opposta. Jilaar provò pietà per la creatura, così immensa eppure così sottomessa, ma poi rifletté e pensò che essa era un abitante dell'Harad come tutti loro, e come loro era stata chiamata a combattere per difendere la sua terra. Proprio come Jilaar stesso... Era il loro dovere.

Jilaar raccolse la lancia e tornò sui suoi passi. La colonna si riformò a fianco del mûmakil e la marcia riprese all'istante, e a passo più svelto. Erano in ritardo, rallentati dalla fitta boscaglia, e l'avanguardia del Re Serpente doveva aver già raggiunto la loro destinazione. La grande radura procedeva verso nord-est fiancheggiata dalla foresta, incassata poco più avanti tra due piccole alture dalle pareti scoscese. Gli unici rumori che li accompagnavano ora erano il ritmo regolare dei pesanti passi del mûmakil e il cinguettio degli uccelli che, forse spaventati dal passaggio della bestia, si chiamavano dalle cime degli alberi e saettavano al riparo. Si udivano versi e fischi di tutti i tipi ed erano musica per le orecchie di Jilaar, abituato al roco gracchiare dei condor o allo stridio dei gabbiani delle coste di Umbar. Qui gli uccelli parevano quasi comporre canzoni e in coro davano il loro contributo alla musica.

Uno di loro chiamò, in alto tra gli alberi in cima al pendio, e subito dopo un altro rispose, squillante, dal pendio opposto, e un altro ancora da qualche parte alle loro spalle. Il mûmak alzò la lunga proboscide ed emise un breve barrito, come per unirsi al coro, ma ciò evidentemente spaventò gli uccelli perché all'unisono si levarono di colpo in volo dagli alberi tutto intorno, facendo un gran frastuono d'ali. Jilaar alzò lo sguardo per seguire il movimento dello stormo, esili figure nere che si stagliavano contro il cielo azzurro, in formazione compatta, sempre più alte. Poi però gli uccelli parvero fermarsi a mezz'aria e, anziché fuggire via verso la tranquillità del fitto della foresta, iniziarono a ridiscendere. Nessun altro sembrò farci caso, ma lui lo trovò curioso e continuò a fissarli. Sempre più vicini, gli uccelli stavano calando in picchiata su di loro. Ma cosa gli aveva preso, a quelle bestie? In quel momento qualcuno lanciò un avvertimento indicando il cielo e Jilaar si portò le braccia sopra la testa per ripararsi. Poi lo vide: uno degli uccelli stava puntando dritto contro di lui, le ali parallele all'esile corpo, teso come un dardo. Era velocissimo, non avrebbe potuto evitarlo... Jilaar sgranò gli occhi e aprì di scatto la bocca. L'uccello in picchiata lo colpì dritto al petto, preciso come un falco in caccia, causandogli un dolore indescrivibile. Il becco acuminato scavò nella sua carne, inesorabile, freddo come acciaio, finché non lo sentì trapassargli il corpo fuoriuscendo dalla schiena. L'uccello voleva dilaniarlo dall'interno! Jilaar sussultò, svuotato di tutto il vigore dei suoi sedici anni, e sputò sangue. Cadde in ginocchio e strinse le mani tremanti attorno al duro corpo nodoso dell'animale intriso del suo stesso sangue, privo di piume, se non sulla coda, dove lunghe penne nere ancora vibravano per l'impatto. Con la vista annebbiata, vide i suoi compagni cadere, alle sue orecchie giunsero urla ovattate e il barrito rabbioso del mûmakil, infastidito dallo stormo d'uccelli, che si sollevò sulle zampe posteriori e poi partì di corsa in avanti verso la foresta, schiacciando i suoi aguzzini. Le ultime forze lo abbandonarono e il ragazzo cadde a terra riverso su un fianco. Dunque era giunta la sua fine. Alla vista del paesaggio lussureggiante, che pian piano svaniva nella nebbia, Jilaar Ahm-Kalid, dimentico del dolore, non poté che sorridere. Non era forse ciò che aveva desiderato poco tempo prima? Partito per difendere il suo paese, giovane guerriero, orgoglio della sua tribù, avrebbe ora trovato la morte in quel luogo. Cercò di ricordare quale fosse il nome che gli uomini di quella terra gli avevano dato. Non era forse la Terra della Luna, il Giardino di Gondor? Non importava. Per lui quello era il giardino di un dio, e vi sarebbe rimasto per l'eternità.

Jilaar chiuse gli occhi, e non li riaprì mai più.
Last edit: 07 Jan 2017 16:25 by Kaizokugari.

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  • Sulladan
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07 Jan 2017 12:43 #114051 by Sulladan
Replied by Sulladan on topic Il Giardino
Bello veramente bravo kaizo !

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07 Jan 2017 16:06 #114052 by Samildanach
Replied by Samildanach on topic Il Giardino
L'hai scritto davvero molto bene!

When the Elves passed westward, Tom was here already, before the seas were bent. He knew the dark under the stars when it was fearless – before the Dark Lord came from Outside.

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07 Jan 2017 16:19 - 07 Jan 2017 16:21 #114053 by Shagrat
Replied by Shagrat on topic Il Giardino
bello il BG..ma il titolo non può che farmi pensare a Ganjalf e il giardino di Lexotan :D :D



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Last edit: 07 Jan 2017 16:21 by Shagrat.

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