1° Contest Racconti - Il Destino di Isildur

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30 Jan 2016 21:07 - 30 Jan 2016 21:07 #106158 by Kaizokugari
Quasi allo scadere del tempo pubblico il mio racconto, avrei voluto farlo prima e con più calma ma dopo aver avuto un'idea iniziale ormai mesi fa non ho più avuto l'ispirazione e ho meditato di cambiare tema almeno tre-quattro volte.. Fortunatamente oggi ho avuto l'ispirazione giusta e ho buttato giù qualcosa, spero vi piaccia :)

Il Destino di Isildur

L'aria era satura di fumo e cenere, e il principe Isildur faticava a respirare. Gli occhi gli bruciavano, ed era difficile tenerli aperti per più di qualche istante. Le malefiche esalazioni dell'Orodruin si levavano incessanti dalla bocca fiammeggiante della montagna, su, sempre più in alto, estendedosi nel cielo fin dove l'occhio poteva vedere, oltre gli Ered Lithui, fuori dalla terra maledetta di Mordor, come lunghe dita nere che cercassero di ghermire l'intera terra per soffocarla. Isildur poteva vedere di tanto in tanto un lampo rosso, un guizzo di fuoco, là dove l'Orodruin vomitava la sua ira infuocata, e subito dopo un boato riecheggiava sulla piana. Ma al di là delle fiamme, non v'era luce quel giorno sul mondo. Un maleficio gravava su quel luogo malvagio. Il sole era scomparso, nascosto da quelle nubi più oscure dell'Abisso, o forse da esse inghiottito per sempre. Quel giorno, più che ogni altro giorno, la Terra di Mezzo era sommersa nelle tenebre, e forse mai ne sarebbe riemersa. Come la sua terra natia, inabissatasi per sempre nel grande Mare. Quel giorno, Isildur lo sapeva, il destino del mondo intero sarebbe stato infine deciso: in quello stesso istante, proprio davanti ai suoi occhi, il destino si stava già compiendo. Isildur, principe della Numenor che fu, non poté fare altro che continuare a guardare.

Sette anni erano trascorsi ormai, ma ad Isildur sembravano una vita intera. Per sette lunghi anni, gli eserciti congiunti di suo padre e del Sommo Re dei Noldor avevano cinto d'assedio la Terra Nera, e il suo terribile Signore all'interno di essa. Per sette anni, l'Ultima Alleanza di Elfi e Uomini aveva stretto la morsa, e per sette anni colui che aveva causato la rovina di Numenor, l'Aborrito, il servo di Morgoth che aveva nome Sauron, vi era scampato. Innumerevoli volte la linea di battaglia si era spostata, aveva mutato forma come un serpente che si contorceva, ora sempre più vicina, ora di nuovo respinta indietro, in una continua lotta contro le infinite schiere di cui disponeva il Nemico. Innumerevoli valorosi combattenti erano morti nel vano tentativo di spezzare quella micidiale difesa, non solo Uomini, o Elfi, o Nani, ma anche le bestie che dimoravano sulla terra e gli uccelli del cielo, e tutte le altre creature viventi richiamate a combattere per sconfiggere l'Oscurità ed impedire che Sauron l'Ingannatore potesse infine estendere il suo dominio sul mondo intero. Erano caduti i Re elfici Amdir e Oropher, durante la sanguinosa battaglia sulla piana di Dagorlad alle porte di Mordor. In seguito a quella grande vittoria, gli eserciti dell'Ultima Alleanza avevano marciato in forze dentro la Terra Nera stessa, fino al suo cuore marcio, la torre di Barad-dûr, e il lungo e terribile assedio aveva avuto inizio. Era lì che aveva trovato la morte Anarion, suo fratello, e il dolore era ancora grande in Isildur. Per sette anni il destino di tutti loro era rimasto in bilico.

Ed ora il destino si stava compiendo, davanti ai suoi occhi. Il furore della battaglia era cessato all'improvviso, il frastuono e il clangore delle armi avevano lasciato posto al silenzio più assoluto. Non si udiva nemmeno un fiato, perché nessuno osava respirare in quel momento. Erano lì, Isildur li vedeva, davanti a sé, tra il fumo e la cenere, circondati dalle schiere dell'Alleanza come all'interno di un cerchio mortale. Il possente Gil-galad, Sommo Re dei Noldor, era all'estremità più lontana. Si reggeva con entrambe le mani ad Aeglos, la sua lancia. Elendil, suo padre, era a poca distanza da Isildur. Era a terra, poggiato sul gomito sinistro nel tentativo di rialzarsi. Tra loro, nel centro esatto del cerchio, si ergeva Sauron. Non si muoveva. Per un lungo istante, tutto rimase immobile. Poi, lentamente, il gomito di Elendil, Alto Re di Arnor e Gondor, cedette ed egli cadde sulla schiena. Gil-galad, tenendo salda la presa sulla sua arma, scivolò piano e infine cadde a sua volta, riverso su un fianco. Allora, e solo allora, Sauron barcollò e crollò in ginocchio nella polvere. Il terribile scontro era così giunto al termine. Era accaduto tutto così in fretta, o almeno così la mente di Isildur lo ricordava, già ripercorrendo gli eventi appena conclusi. Sauron aveva infine deciso di scendere in battaglia, messo ormai alle strette, ed era uscito dalla sua oscura dimora di Barad-dûr. Il suo potere era inarrestabile e Gil-galad ed Elendil gli si erano parati dinnanzi, i soli in grado di affrontare il terribile nemico. Erano stati necessari i loro sforzi combinati per piegare Sauron, e ciò non poteva che richiedere un grande sacrificio. Isildur si destò dallo strano torpore che lo aveva colto, finalmente conscio di ciò che era appena accaduto, e si gettò al fianco di suo padre. Gli parve di udire che respirasse ancora, ma capì che era solo il vento. Elendil era morto, spirato nello stesso istante in cui le forze gli erano venute meno. Anche se pianse, Isildur non lo seppe mai, dal momento che i suoi occhi erano già colmi di lacrime a causa del fumo. D'istinto, Isildur seppe che anche Gil-galad era morto: e così, i due più grandi Re della Terra di Mezzo avevano pagato la vittoria con la propria vita. E Sauron... Sauron era stato sconfitto. Isildur alzò lo sguardo e lo vide, ammantato di nero, in ginocchio, il capo coperto dall'elmo chino e immobile. Poi, come anticipato da un fremito nell'aria, Sauron si mosse. Poggiò le mani guantate d'acciaio a terra e sollevò un ginocchio nel tentativo di rimettersi in piedi. Sauron era ancora vivo! Ma certo, si disse Isildur, come era possibile pensare che fosse morto? Egli era dopotutto uno dei Maiar, il cui spirito era stato corrotto, ma il cui potere era e rimaneva immenso. Dunque Gil-galad ed Elendil avevano fallito, dunque Sauron aveva trionfato, ed era giunta la fine. Il cuore di Isildur fu sul punto di sprofondare nella disperazione. Tuttavia, Sauron, provato dallo scontro, non riuscì a rialzarsi. Pur sforzandosi poggiando la mano destra sul ginocchio, non riuscì a rimettersi in piedi. Fu allora che Isildur lo vide di nuovo, infilato al suo dito, rilucente di un debole bagliore incandescente: l'anello d'oro. Sauron l'aveva con sé quando da solo aveva sfidato le schiere dell'Alleanza, Isildur aveva quel bagliore marchiato a fuoco nella memoria, e l'aveva visto anche quando pochi istanti prima Sauron aveva brandito la sua crudele arma un'ultima volta e aveva respinto Gil-galad e scaraventato a terra Elendil, infliggendo loro ferite mortali. D'un tratto, Isildur seppe ciò che doveva fare. Il suo sguardo si posò nuovamente su suo padre e Isildur gli carezzò dolcemente il viso macchiato di sangue. Quindi impugnò la spada del Re, Narsil, ma scoprì che nella caduta la lama si era spezzata a metà sotto il suo corpo. Ma proprio come Sauron, sebbene spezzata la spada era ancora viva e potente, Isildur lo sentiva. Strinse la presa sull'elsa di Narsil fino a provare dolore e si alzò. Colmò la distanza che lo separava da Sauron con passi lenti e misurati, giungendo infine davanti al Nemico. Era davvero immenso, ben più alto di suo padre che era chiamato Elendil l'Alto, tanto che in ginocchio la sommità del suo terribile elmo sovrastava Isildur di una testa intera. Tuttavia Isildur non provava paura in quel momento, e fissò Sauron dritto negli occhi, là dove dovevano trovarsi sotto la nera maschera. Sauron parve ricambiare lo sguardo e parlò, la sua terribile voce giunse metallica e profonda alle orecchie del principe Numenoreano. Isildur vide il braccio destro di Sauron protendersi con uno scatto verso di lui, la mano nera come un enorme artiglio, le dita aperte pronte ad afferrarlo e a schiacciarlo come una mosca. Ma lui era pronto, e con un grido di rabbia e di speranza levò la lama spezzata e Narsil tracciò un arco nell'aria, mozzando di netto il dito con l'anello. Sauron ebbe un sussulto nell'istante in cui la spada affilata penetrò l'armatura e si conficcò nella carne, lanciò un grido distorto dal dolore e non appena l'anello fu separato dal suo corpo, con un lampo d'oscurità scomparve, dissolto nel nulla. In lontananza, l'Orodruin tuonò un ultima volta e poi tacque. Isildur si ritrovò a fissare il vuoto laddove fino ad un istante prima si trovava Sauron, attorno a lui cominciarono a levarsi esclamazioni di stupore e gioia, ma anche urla di disperazione e terrore laddove gli Orchi e le altre ripugnanti creature al servizio della Torre Oscura capivano che la loro fine era giunta. La cenere iniziò a depositarsi e il fumo a disperdersi, le nubi si aprirono e il sole fece capolino in tutto il suo splendore riportando luce e speranza nel mondo. Era fatta, Sauron era stato sconfitto. Le forze di Isildur vennero meno e il principe si accasciò, finalmente libero dalla tensione. A terra, ancora infilato al nero dito di ferro, c'era l'anello d'oro. In quel momento Isildur si rese conto che l'anello stesso era infuso del potere di Sauron, e pertanto finché l'anello fosse sopravvissuto, Sauron sarebbe sopravvissuto, in qualche modo, e forse un giorno avrebbe potuto fare ritorno. Allora, Isildur decise che avrebbe fatto tutto il possibile per distruggerlo. Allungò la mano e prese il dito mozzato, quindi sfilò l'anello e lo tenne nel proprio palmo, rimirandolo. La sua circonferenza, adatta a un dito possente come quello di Sauron, si stava restringendo e il bagliore incandescente, che Isildur scoprì essere emesso da un'incisione in caratteri elfici lungo tutta la fascia d'oro, andava affievolendosi. Era un così bell'anello! Isildur si trovò a cercare di ricordare cosa avesse pensato di farne giusto un istante prima, ma già non lo ricordava più. Cos'altro poteva farsene di un artefatto simile, se non tenerlo per sé come simbolo di vittoria e potenza? Era il suo destino. Vide Elrond, Signore di Imladris, che prima era chino sul suo signore Gil-galad, venire a grandi passi verso di lui, il volto serio e preoccuppato, ma Isildur non capiva cosa vi fosse da preoccuparsi ancora. Avevano vinto, Sauron era sconfitto. Isildur chiuse la mano attorno all'Unico Anello.
Last edit: 30 Jan 2016 21:07 by Kaizokugari.

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30 Jan 2016 22:30 #106159 by Sulladan
Replied by Sulladan on topic 1° Contest Racconti - Il Destino di Isildur
Bravo kaizo!

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12 Feb 2016 18:53 #106491 by Samildanach
Replied by Samildanach on topic 1° Contest Racconti - Il Destino di Isildur
Mi piace tanto tanto come hai reso il cambio repentino dei sentimenti di Isildur che viene "corrotto" dalla brama dell'anello!

When the Elves passed westward, Tom was here already, before the seas were bent. He knew the dark under the stars when it was fearless – before the Dark Lord came from Outside.

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17 Feb 2016 14:07 #106622 by Turin
Mi piace molto come scrivi! si scorrono le righe con facilità e di certo il contenuto tiene gli occhi incollati, ben fatto!

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