Primo contest di Racconti- Una scala nel buio

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14 Jan 2016 20:23 #105691 by Turin
Il fumo mi avvolgeva e circondava, coprendo i miei occhi di lacrime. Tutt’attorno solo la distruzione.
Mi sedetti su una roccia, spossato. Le braccia erano un intricato mosaico di lividi e dolore che si estendeva dal polso fino alle spalle. Sapevo che era solo il preludio del prezzo del mio risveglio muscolare, della mia uscita dalla trance della battaglia. Già…e che battaglia!.
Due giorni prima un paio d’esploratori avevano ucciso un messaggero orco recante una preziosa notizia: un nutrito distaccamento, forte di 2000 orchi, pianificava delle scorribande lungo la frontiera dell’Eregion.
Ma non era la notizia dell’armata nemica a destare il mio interesse, bensì la firma ai piedi del messaggio: Tharparon, il Necromante.
Finalmente, dopo quasi un anno di caccia, scovavo la mia preda, proprio nel mezzo della guerra.
Diedi immediate disposizioni per raggiungere quanto prima il contingente orchesco e distruggerlo.
La marcia durò circa tre giorni. Al quarto, gli esploratori riferirono d’aver avvistato l’accampamento nemico; così pianificammo l’attacco.
La mancanza di pioggia nei giorni passati aveva trasformato il manto erboso del campo nemico in un’infida trappola da ardere.
Innanzitutto accecammo i loro occhi, uccidendo ogni sentinella del perimetro. Successivamente, inondammo il loro accampamento di frecce infuocate, che si sparsero facilmente per tutto il campo, gettando gli orchi in totale confusione.
Infine li aspettammo. Molti orchi usciti soli allo scoperto vennero immediatamente abbattuti dai nostri arcieri. I successivi si fecero più furbi.
Il portone si spalancò, lasciando emergere quattro immonde figure: troll di Mordor ricoperti di malvagio acciaio e armati di grosse mazze. Essi erano subito seguiti da centinaia d’orchi.
La mossa era stata prevista: un’intera divisione d’archi era posizionata di fronte al portone, supportata da due divisioni di lancieri. Tre troll furono abbattuti dagli archi e l’ultimo morì impalato sulle nostre lance.
Gli orchi arrivarono comunque a contatto delle nostre file senza subire più alcun tiro.
Quando velocemente calcolai che circa 1500 orchi si trovavano fuori dal campo, feci scattare la trappola.
Due divisioni di cavalleria pesante, il fiore di Numenor, attaccarono i due fianchi, travolgendo centinaia di immonde creature nella carica. Gli orchi avrebbero presto rotto le file, se non fossero a sorpresa giunti dei cavalcawarg sul lato destro, minacciando l’annientamento della nostra cavalleria su quel fronte.
Individuato il pericolo, chiamai la mia guardia e irruppi nella battaglia con una fragorosa carica.
Gli orchi ci superavano di 3 a 1, ma a nulla valse il loro numero contro la leggendaria forza dei figli di Numenor. Le loro spade rimbalzavano sulle nostre corazze, mentre i nostri guerrieri sovrastavano di tutta la testa i loro esemplari più grossi.
Gli orchetti vennero presto sopraffatti e ricacciati nel fetido campo da cui erano usciti.
Da lì la battaglia finì e iniziò il sistematico massacro dei vili codardi del male.
L’orco che poco prima avevo ucciso, mi aveva fatto riemergere da questo onirico viaggio di sangue.
Stavo per riacquistare la mia totale lucidità quando vidi una tenda a pochi passi da me. Era gigantesca e splendida a vedersi: il manto beige era percorso lungo gli angoli ricamate strisce color porpora, che leste correvano fino alla cima. Al centro della stoffa un terribile e perfetto occhio rosso dominava la scena.
Non era certo la tenda di un fetido orco o il buco di qualche vagabondo; la mente che l’aveva richiesta doveva possedere un senso di bellezza estraneo agli orchi. Eppure quella bellezza non era benigna. Era intrisa di un male corruttore, una forza terribile che sì attraeva lo sguardo ma solo per strapparti la vita dagl’occhi.
Mi misi a correre verso l’entrata, pur sapendo che il suo proprietario non poteva essere ancora lì presente.
Non era consuetudine del male aver cura dei sottoposti, tanto più se erano orchi.
Mi avvicinai all’entrata, cauto e ad arma in pugno, poiché il mio sesto senso era allarmato.
Mi buttai rotolando su me stesso nella tenda. Mi rialzai e sfoderando il mio pugnale da lancio, lo conficcai nella gola della prima guardia. La seconda, dopo qualche istante di paura calò la sua scure sul mio petto. Ma fui troppo rapido per il colpo. Con un balzo di spostai e dopo aver sbilanciato l’orco con una spazzata, gli mozzai la testa prima ancora che potesse cadere a terra.
E lì un dolore mi fulminò facendomi appoggiare un ginocchio a terra.
La mia schiena, dopo 300 anni di battaglie, aveva da poco tempo iniziato a protestare. Sui primi anni, i dolori erano parsi piccoli ed insignificanti, ma dopo un paio di decenni si erano fatti sempre più presenti e forti, eterno ricordo del mio declino.
Ma questa piaga non mi avrebbe piegato: io sono Tilgor, principe numenoreano, governatore di Titandir, gemma del sud della terra di mezzo, campione indiscusso del mio popolo e prima spada della terra di mezzo. Nessuno mi avrebbe piegato al suo volere, se non Ilu quando vorrà concedermi il dono.
Prima d’allora non sarebbe certo stato uno stupido mal di schiena a fermarmi.
Mi rialzai col petto gonfio d’orgoglio e forza. Per un momento osservai il mio avambraccio colmo di lurido sangue orchesco. Con una smorfia di sgusto mi apprestai a rimuovere quell’indegna sporcizia, quando una risata agghiacciante mi giunse all’orecchio.
“ahahahaha Ti saluto o’ valoroso Tilgor! Dimmi è dura invecchiare?”
Mi girai di scatto. Un imponente figura dominava ora la stanza. Il suo possente corpo era coperto di un crudele acciaio, ammantato di una veste viola, che rifletteva inquietanti ombre scure.
Infine avevo trovato il mio nemico.
“Salute a te, infido traditore, piaga della terra e spergiuro della terra del Dono”.
“Tu mi accusi di spergiuro governatore eppure nulla sai di chi t’affronta”
“Non ho necessità di conoscere il passato di un traditore del mio popolo, l’unica cosa di cui abbisogno è l’aver raccolto la tua sciocca sfida”.
“sciocca dici! L’unica stoltezza è quella di coloro che ancor ti temono per ciò che eri capitano. Io ti sfido per ciò che sei.” Il suo sguardo i fece tagliente “Un vecchio guerriero, pieno d’affanni che rincorre la sua gioventù”.
Sguainai la spada e lo caricai con forza, ma egli fu lesto a parar il mio colpo e ci trovammo faccia a faccia:
“Che succede capitano? La tua rapidità si è persa?”.
“Fai bene ad utilizzare la lingua, finchè ne corservi una” mi allontanai per affondare di nuovo, ma il mio colpo fu previsto. Il numenoreano nero si spostò di lato, lasciando passare l’affondo sull’esterno della spada. Mentre mi trovavo sbilanciato, un pugno ferrato raggiunse il mio naso, frantumandolo.
“AHAHAH il grande Tilgor, colui che stese un vagabondo a mani nude, si piega davanti al mio pugno! Davanti al pugno di Sauron” e mentre camminava girandomi intorno intravidi un bagliore dalla sua mano.
Egli mi apostofò: “è facile, Ammiraglio, confrontare la propria forza con un pugno d’orchi”.
Era vero. Per la prima volta in tutta la mia vita, mi trovavo davanti un uomo che mi eguagliava. Rialzandomi in piedi notai che eravamo di pari altezza, quasi 7 piedi con una corporatura molto simile.
Ma se io iniziavo ad incurvirmi, il mi avversario fioriva ritto e terribile, portatore di morte fulminante e furia cieca. Decisi di risparmiare il fiato per lo scontro; così, senza più rispondere, mi avventai sul mio nemico.
Uno scambio tremendo di colpi si susseguì per un tempo infinito. In guerra era sempre così: le battaglie duravano giorni e a loro passare si scopriva d’aver perduto solo poche ore.
Infine un grosso affondo dall’alto mi fece inginocchiare al suolo e un calcio fece rotolare in aria la mia spada, puntami la sua al collo.
“Comandante, lei mi delude. Il Fiore di Numenor dicevano. Tulkas reincarnato, Bene è ora che tutta Numenor sappia che solo i veri Numenoreani possono rappresentarla al meglio e che l’unica incarnazione di potenza è quella del dio Morgoth!!” senza staccare mai gli occhi da me affondò la lama di lato, lontano dal mio viso, travolgendomi con un possente gomito d’acciaio.
Poco prima che il buio mi prendesse mi afferrò per il collo e mi sussurrò all’orecchio “La maledizione di Ilu è già su di te comandante, ormai sei solo un vecchio in cerca di ricordi gloriosi, addio stolto mortale!”.


Mi sveglia pochi minuti dopo, quando uno dei miei uomini mi appoggiò su una sedia. Doveva essere lì già da qualche minuto, ma l’espressione di turbata sorpresa non lo aveva abbandonato.
Non aveva mai veduto il suo comandante ridotto in quello stato e, come tutto il resto di Numenor, mai avrebbe pensato potesse esserci un avversario in grado di farlo.
Certo in 300 anni di guerra contro l’Oscuro avevo subito numerose ferite ed ero stato prossimo alla morte più volte. Ma mai in un duello ero stato sconfitto fisicamente. Oggi ciò era accaduto.
Chiamai il mio più fidato compagno e consigliere Filmor, grande conoscitore delle arti mediche. Insieme avevamo combattuto centinaia di battaglia e in più di un occasione mi aveva salvato la vita.
“se la guardia non mi avesse avvisato, non sarei mai accorso, pensando ad uno scherzo” disse entrando.
“cos’è successo?” mi chiese con sguardo curioso e turbato.
“Niente mi stavo allungando per leggere qualche documento e sono inciampato, tutto qui”.
“Da quando i comodini lasciano segni di cotta di maglia?”. “Lui era qui, non è vero?”.
“Sì era qui. E io me lo sono lasciato sfuggire”.
“Eppure” ripose dubbioso Filmor, “LA guardia ti ha trovato solo e tramortito nella stanza”.
“Mi stai dicendo che sono inciampato davvero?” risposi divertito.
Ma lo sguardo d Filmor era preoccupato “No, al contrario mi sto domandando perché tu sia vivo”.
Non ci avevo minimamente pensato. Filmor aveva ragione, avrei dovuto essere morto, chiunque, elfo, uomo o nano, sa bene che i servitori del nemico non possiedono pietà alcuna.
“Non so, forse Ilu non ha ritenuto che fosse il momento giusto per chiamarmi”.
“Non penso che una forza benigna abbia voluto questa vicenda. Ma bando alle preoccupazioni sei vivo e io me ne rallegro amico mio. Ma dimmi, hai già dolore per le ferite oppure ancora non si son risvegliate?”.
Quelle parole furono come una chiamata alle armi per il mio corpo.
Mi accorsi che nella foga il mio braccio destro, la mia gamba sinistra e il mio naso erano rossi di sangue.
“Cominciano a svegliarsi ora maledetto corvaccio! C’è qualcosa di grave?”.
“Dici a parte dal tuo naso multidirezionale? No non hai nulla che non possa guarire in una due giorni” poi si fermò e aggiunse scrutandomi “Però leggo altre ferite, che non posso curare e di cui temo la forza. Posso però indicarti un guaritore elfico che vive in un accampamento non troppo distante da qui. Lui saprà cosa fare in questo campo”.
Fu cosi che mi incamminai verso questo accampamento elfico, dove fui accolto con grandi onori e prontamente presentato al guaritore.
Egli era un elfo di razza lontana, i cui occhi a lungo avevano scrutato questo mondo. Le sue armi alle pareti raccontavano di un’era passata e di una guerra dai mortali dimenticata.
Grazie alla mia piccola conoscenza elfica, capii che doveva essere stato un grande consigliere di Celembrimbor, il forgiatore d’anelli. Non proferì parole di saluto e si sedette di fronte a me, celandosi in un profondo silenzio.
Stavo per riportarlo alla realtà, quando si alzò con decisione pronunciando tali parole:

“Dura è la lotta con il medesimo sé
Logoro di mente più che di corpo il tuo spirito è
Affronterai una prova grave
E la tua gloria dipende dal tuo amore per il mare
Grande lucente signore tu sarai,
se il Nemico combatterai
Ma esso spesso si nutre d’inganni
trasformando in maledizioni i nostri affanni”

L’elfo così si richiuse in un profondo silenzio e lascio la casa. Due guardie mi fecero cenno che il colloquio era finito.
Confuso e un poco adirato mi incamminai verso il bosco in direzione del mio accampamento, quando intravidi una leggiadra figura, esercitarsi con la spada.
I suoi movimenti erano perfetti, la sua forma elegante e letale. Ne rimasi completamente affascinato.
Mi avvicinai allo straniero di soppiatto, ma giunto a 30 passi mi disse senza voltarsi ne interrompersi:
“Salute a te spada del mare, cosa ti porta nel villaggio degli esuli di Celembrimbor?”
Sorpreso che l’elfo sapesse del mio vecchio soprannome gli risposi: “Salute a te sire della spada, scusa l’interruzione. Come, se posso chiedere, conosci il mio soprannome?”.
“La fama del tuo nome non è solo confinata ai mari di Numenor, o’ governatore di Titandir!”
“Eppure qualcosa turba il tuo cuore, dimmi quale motivo ti spinge qui?”
“Sono venuto in cerca del consiglio del saggio” risposi.
“Ah, che elfo di grande tempra! Una saggezza che non conosce confine, e dimmi quale è stato il suo responso?”.
Gli riferei così di ciò che mi era stato detto.
“Ah, persino la mia mente elfica vacilla davanti a tali responsi! Eppure se umilmente posso dirti il mio parere, forse so cosa ferisce il tuo animo”.
“Parla pure, ma prima dimmi il tuo nome cosicchè possa sapere l’importanza delle tue parole.
“Io sono Firintor, capitano della guardia di Celembrimbor nonchè suo miglior fabbro”
“Ah, conosco il tuo nome ma evoca tristi ricordi lontani. Eppure pensavo fossi perito difendendo il tuo padrone!”
“Questo è ciò che credono in molti ed è bene che resti così!”
“Il Nemico in persona mi ferì quasi a morte, catturando poi il mio signore! Quale onta di vergogna, sarei dovuto morire con la spada! Eppure, della gente del mio popolo mi salvò, portandomi dallo stesso saggio da cui ora tu sei venuto a chiedere consiglio!”.
“Egli mi curò, ma non fu in grado di spegnere il fuoco che divampa dentro di me! Il fuoco del guerriero ferito nell’onore”.
“Così da ormai due secoli mi alleno, in vista del giorno in cui potrò palesarmi e distruggere il Nemico”.
“Hai senza dubbio un grande avversario da affrontare, o’ signore elfico, ardua è l’impresa”.
“Ciò che dici è saggio Tilgor eppure non sarò solo a fronteggiare il male, ed inoltre il mio braccio è più forte di ciò che appare”.
Al suon di quelle parole, vidi un luccichio al suo dito e meraviglia! Un grande anello di splendide fattezze risaltava ora al mio sguardo. “Ma.. non è possibile! Lui li prese tutti!” arretrai balbettando.
“Come ho già detto, è bene che non si sappia che io sia vivo. Eppure da vivo quale sono e dopo queste presentazioni, lascia che ti dia un opinione. Conosco il male che t’affligge perché io stesso ne soffro. Avverto questo forte legame che ci lega, Ammiraglio! Ilu non f accadere gli incontri invano!
“la tua vista è molto lunga, o’ Firintor! Ebbene sì, porto un onore recentemente ferito da un reietto della mia razza! Se fossi di qualche decennio più giovane gli farei temere la collera dei Valar, ma il mio cammino di guerriero volge alla fine ormai”.
“Che tristi parole capitano! Eppure è sì triste e sconosciuta per noi elfi la sorte umana! Ma bada bene il mio cuore mi dice che essa è ancor lontana per te! Hai solo bisogno di essere di nuovo toccato dalla speranza dell’occidente! Ecco la ragione del nostro incontro! Come Tuor e Voronwe migliaia d’anni orsono, ora un elfo e un uomo di nuovo legano il loro cammino come figli di Iluvatar”.
Fatto ciò si tolse l’anello dal dito e me porgendomelo disse “A te, o’ Tilgor, il più valente della terra del Dono, offro quest’anello, forgiato dagli elfi e non toccato dal nemico!”
Stupefatto mormorai: “non posso accettare tale dono! Gli anelli del potere non so cosa che riguardano la mia razza!”.
“Ah! Eppure io non lo porgo alla razza di Numenor, bensì a te! E non sei forse per imprese e coraggio staccato dal resto del tuo popolo?”.
“Ammetto di aver compiuto molti atti di valore ma non penso che ciò…”
“Capitano, tu sfidi un campione del male dotato di un oggetto non mortale, che penso tu abbia notato!”
Diceva il vero, quel traditore indossava un anello! Ora era tutto chiaro! Ecco come sono stato sconfitto!
In un attimo la furia della sconfitta mi travolse, afferrai l’anello e lo indossai.
“Ecco, ora risplende la vera gloria di Numenor” esclamò Firintor, “Ora va! E vendica la gloria dell’Ovest per entrambi”.
“Sarà fatto mio buon amico, al prossimo incontro”.
Così lasciai quella terra con un nuovo potere e un vecchio obiettivo.

Continua...

Ragazzi mi scuso per eventuali errori per non aver concluso il racconto, ma purtroppo è coinciso con al redazione della mia tesi e l'ho buttato giù all'ultimo e in fretta. spero vi piaccia e vi sfido ad interpretarlo prima della seconda parte ;)

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  • Sulladan
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14 Jan 2016 21:54 #105694 by Sulladan
Replied by Sulladan on topic Primo contest di Racconti- Una scala nel buio
Bello bello complimenti ;)

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15 Jan 2016 01:37 #105705 by Iluvatar
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Complimenti Tommaso.
Ricco di particolari descrittivi e con una storia intrigante.

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  • Samildanach
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22 Jan 2016 21:14 #105982 by Samildanach
Replied by Samildanach on topic Primo contest di Racconti- Una scala nel buio
Lo stile mi ricorda molto i trafiletti di BG dei codex di WHFB. Quando ero ragazzino me li divoravo quegli spezzoni...e questo è piacevolissimo da leggere!

When the Elves passed westward, Tom was here already, before the seas were bent. He knew the dark under the stars when it was fearless – before the Dark Lord came from Outside.

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  • Kaizokugari
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04 Feb 2016 12:38 #106269 by Kaizokugari
Replied by Kaizokugari on topic Primo contest di Racconti- Una scala nel buio
Caspita, non l'avevo ancora letto fin'ora eppure ti ho quasi "plagiato" involontariamente nell'inizio del mio racconto col fumo negli occhi e poi coi bagliori dell'anello :woohoo:
La storia mi piace comunque, spero che quel "Continua..." non sia lì ancora a lungo perché adesso ci devi dire come va a finire!

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  • ALBIONE
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14 Feb 2016 22:39 #106546 by ALBIONE
Replied by ALBIONE on topic Primo contest di Racconti- Una scala nel buio
Bravo Tommaso. Una bellissima storia e anche originale.
Posta poi per tutto il forum come finisce please. Anche se la seconda parte non l'hai proprio revisionata bene.

POTERE HOBBIT!

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17 Feb 2016 14:09 #106624 by Turin

Kaizokugari wrote: Caspita, non l'avevo ancora letto fin'ora eppure ti ho quasi "plagiato" involontariamente nell'inizio del mio racconto col fumo negli occhi e poi coi bagliori dell'anello :woohoo:
La storia mi piace comunque, spero che quel "Continua..." non sia lì ancora a lungo perché adesso ci devi dire come va a finire!


Grazie mille, nessun plagio temo che il fum negli occhi sia piuttosto comune :lol: il continuo è arrivato ;)

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