Print
Category: Racconti e BG
Hits: 979

Sindael avanzava leggera nella radura accarezzando con le dita affusolate i petali dei fiori, nell’aria una brezza leggera le accarezzava i capelli, dietro di lei nessun segno del suo passaggio tanta era la grazia e leggerezza dei suoi movimenti. I pensieri della giovane erano rivolti al suo amore Anthel, sentinella del reame boscoso in missione ai confini del regno a sud, quando l’armonia che l’avvolgeva venne meno: cupi brontolii e sordi grugniti avevano ferito le sue orecchie che conoscevano solo la musicale lingua dei Teleri.


Fu un attimo, la reazione immediata, Sindael era tornata ad essere l’abile guerriera che più e più volte aveva combattuto i servi di Sauron. Si mosse rapida e furtiva abbandonando la luminosa radura per immergersi nelle ombre del bosco, lo sguardo attento ad ogni possibile indizio della presenza di invasori. La massima concentrazione si leggeva nei suoi occhi grigi mentre correva rapida per distanziare la fonte di quei suoni gutturali, doveva assolutamente raggiungere l’avamposto elfico lungo il fiume incantato e dare l’allarme.

Improvvisamente si parò innanzi a lei un gruppo di figure ammantate avvolte da un’ombra più scura della notte … una nera figura avvolta in un manto nero che pareva un sudario la guardò dal profondo del cappuccio che ne nascondeva i lineamenti. Sindael sentì un brivido paralizzante lungo la schiena … un Nazgul !
Ma durò solo un istante, la giovane si riprese immediatamente e sfoderò i suoi pugnali da combattimento assumendo la consueta posizione di difesa, un rapido sguardo a valutare la posizione ed il numero di avversari: sei grossi orchi si stavano avvicinando.

Questi si mossero rumorosamente impugnando spadoni e pugnali rozzi ma tremendamente efficaci, la forza bruta sopperiva egregiamente alla mancanza di qualità delle armi. Presto la circondarono assalendola da ogni parte, ma la destrezza della giovane si mostrava tutta nei movimenti aggraziati con cui parava e affondava i colpi. Ad uno spettatore il combattimento si sarebbe presentato come una danza aggraziata tra letali lame turbinanti.

Un’assalitore cadde trafitto, seguito subito dopo da un altro. Ma anche gli orchi, sebbene non riuscissero a portare il colpo fatale, riuscivano a ferire anche solo di striscio la giovane che con il passare del tempo iniziò ad accusare la stanchezza e perse di lucidità … un altro colpo a segno seguito dal lamento del ferito e dal rumore del corpo che cadeva pesantemente a terra … un'altra striscia di sangue andava a bagnare i vestiti grigio-verdi di Sindael.
Poi si sentì l’aria diventare fredda come il ghiaccio mentre un arcano potere veniva liberato e la giovane perse il controllo dei movimenti, rimase immobile alla mercè dei nemici …
Non vide il colpo che le spiccò di netto la testa dal collo, solo un rapido balenare di luci, un pensiero, Anthel, e poi il buio …
. . .

Anthel avanzava, grigia ombra tra le ombre di Bosco Atro, gli occhi fissi a terra, le orecchie tese a cogliere anche il più piccolo rumore che stonava nella sinfonia dei rumori della foresta.
Giorni prima alcune pattuglie avevano trovato il cadavere della sua amata vicino al fiume incantato a nord delle montagne di Bosco Atro, vicino a lei i cadaveri di tre orchi ed i chiari segni della lotta che era avvenuta. Le tracce conducevano a sud, verso l’antica strada nella foresta, oltre le montagne.
Sire Thranduil aveva decretato che un simile crimine non poteva andare impunito ed aveva immediatamente radunato duecento dei suoi migliori guerrieri e li aveva lanciati all’inseguimento. Anthel era stato tra i primi ad offrirsi con la speranza di poter vendicare la morte dell’amata Sindael ed ora era all’avanguardia in esplorazione. L’obiettivo era la distruzione degli orchi assassini!

Anthel non faticava a seguire la pista aperta nel lussureggiante ma tetro sottobosco dagli orchi perché ovunque erano i rami spezzati, i cespugli estirpati, l’erba pestata… tipici segni del passaggio di quegli immondi piedi. Ma quelle bestie non avrebbero più calcato le verdi radure del regno elfico: nessuno sarebbe tornato ! Il loro ricordo si sarebbe perso come la rugiada evapora sotto i raggi caldi del sole.

Avevano superato la vecchia via nella foresta ormai da alcuni giorni, le tracce portavano verso sud ovest, verso Amon Lanc, un tempo verde collina ed ora sede della tetra fortezza di Dol Guldur. Era pericoloso, anche per un contingente numeroso come il loro, avvicinarsi troppo alla fortezza ricostruita dall’Oscuro Signore… ma c’era ancora tempo… avrebbero raggiunto gli orchi ben prima… un leggero sorriso increspò le labbra dell’elfo al pensiero di quanto sarebbe successo.

Il ragno osservava la scena furtivo, un lampo di malvagità pura nelle quattro paia di occhi, sentiva l’odore del nemico di sempre. Furtivo raggiunse altri suoi simili e dopo un silenzioso messaggio tornò a controllare l’avanzare dell’elfo.

Il tramonto stava ricoprendo di ombre malsane la roccaforte di Dol Guldur, nelle propaggini meridionali di Bosco Atro, ma un’attività febbrile si svolgeva nei cortili della tetra fortezza; un messaggio era giunto: era stato riportato l’avvistamento di una colonna di orecchie a punta che si dirigeva verso i neri bastioni seguendo le tracce della colonna che stava rientrando dallo scorreria a nord.
I preparativi fervevano e presto si sarebbero mossi reparti di robusti orchi, una marmaglia poco organizzata eppur temibile che veniva inquadrata dallo schioccare delle fruste dei capitani e spinta dal sordo rullare dei tamburi di Mordor. Urla roche giungevano dal recinto dei lupi selvaggi mentre venivano preparati per la battaglia dai loro cavalieri, gli unici che potessero avvicinarsi!

Nelle sale della fortezza un’ombra più scura della notte si dipanava dalla silenziosa figura mentre si concentrava per inviare il messaggio mentale a coloro che mai dormivano, pronte ad attaccare chiunque tentasse di penetrare i loro domini scagliandogli contro la moltitudine di figli che nel tempo avevano procreato. Un grido agghiacciante, il messaggio era giunto, e l’ombra si mosse rivelando un’armatura coperta da un manto consunto che emanava un’aura di terrore puro.
I cancelli vennero aperti e le squadre di orchi si incolonnarono dietro la figura terrificante dirigendosi all’appuntamento stabilito dal messaggio mentale…la trappola mortale sarebbe scattata quella notte stessa…

Anthael proseguiva il suo inseguimento solitario lasciando ogni tanto dei segni che solo i suoi fratelli avrebbero potuto individuare ed interpretare; il sole stava tramontando e l’esploratore era giunto in un punto particolarmente cupo del grande bosco, i deboli raggi del sole non riuscivano a superare la folta volta di rami intricati ed il fogliame verde scuro, quando un movimento attirò la sua attenzione: un enorme ragno si parò davanti a lui.

Era una visione da incubo, alto almeno il doppio di lui, con il ventre molle ricoperto di protuberanze gibbose e sparse sul dorso tante bocche putride da cui usciva la sua orrenda prole: tanti piccoli ragni che sciamavano dalla madre e si radunavano intorno a lei; l’odio più profondo brillava negli occhi di quell’essere assurdo che solo il male aveva potuto generare.

Anthael si fermò immediatamente ed estrasse la sua lunga lama, tastò il terreno con i piedi a cercare una posizione solida quando …
… un rumore alle spalle, dietro di lui apparve come dal nulla un altro ragno delle stesse dimensioni del primo, era intrappolato ma non si perse d’animo.
Balzò rapidamente di lato solo per scoprire con sommo terrore di essere circondato, intorno a lui, seminascosti dalle ombre e dal sottobosco decine di ragni delle più svariate dimensioni lo fissavano con odio. I due ragni giganteschi, ombre tra le ombre del bosco, rimasero immobili mentre le loro immonde proli si radunavano ai loro piedi.
Come per un muto segnale i ragni improvvisamente scattarono, il cerchio si chiuse improvvisamente mentre centinaia di loro balzavano sull’esploratore.

Sembrava che l’abilità dell’elfo potesse avere la meglio, decine di assalitori caddero sotto i colpi della lama lucente maneggiata con impareggiabile maestria ma improvvisamente le due gigantesche ombre si mossero in una mortale sincronia. Entrambe affondarono le poderose mascelle nella debole carne dell’elfo sollevandolo da terra, dilaniandolo e scagliandolo lontano preda delle voraci mascelle della loro immonda prole. E fu un brulicare di corpi, zampe, zanne a sommergere i poveri resti dell’esploratore …

Un moto di trionfo e malsana gioia brillò negli occhi dei due mostri, poi richiamando la loro immonda prole ed i loro servitori, si diressero silenziose verso nord.

Quella notte le Sorelle erano in caccia …

 

Premio miglior Background al Torneo di Milano 8-5-2011