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Category: Racconti e BG
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1157 - 3^ Era
Il re Hyarmendacil I è morto da qualche anno e suo figlio Atanatar II regna senza infamia né lode sul reame di Gondor.

Voci giungono ad Osgiliath che un’ombra oscura è calata su Bosco Verde il Grande tanto che le genti che vi abitano vicino hanno iniziato a chiamarlo Bosco Atro.


Il capitano Valacar, di una onorata e fedele famiglia di origine numenoreana, viene posto al comando di un piccolo contingente inviato per investigare: una dozzina di lancieri e qualche spadaccino.
Re Atanatar II, che aveva a cuore Valacar perché la sua famiglia ha servito Gondor da generazioni, gli fa l’onore di affiancargli 6 delle proprie guardie personali  – in realtà lo scopo era assicurarsi che alcuni suoi fedelissimi potessero vedere con i loro occhi!

Il gruppo lascia la capitale e si dirige a nord costeggiando la riva destra dell’Anduin. La visione della ridente campagna dell’Ithilien accompagna gli uomini nella loro marcia alleviandone la fatica.

Giunti nelle vicinanze di Cair Andros si uniscono alla piccola compagnia un gruppo di cacciatori in qualità di cercavia ed esploratori. Abilissimi con l’arco sono maestri nell’arte dell’imboscata e della furtività, aiutati anche dalle vesti marrone e verdi che li fanno confondere con la foresta. (Profilo Raminghi di Gondor).

La marcia è lunga ed estenuante, occorre superare le cascate di Rauros ed ammirare la magnificenza degli Argonath: le statue immortali di Isildur ed Anarion poste ai confini nord del reame di Gondor salutano i viaggiatori . E quindi costeggiare gli Emyn Muil per evitare di perdersi in quel labirinto di pietra.

E finalmente ecco apparire all’orizzonte il profilo della grande foresta: Valacar decide di dirigersi verso Amon Lac, un colle alle propaggini sud orientali di Bosco Verde per stabilirvi un accampamento da utilizzare come base per le successive esplorazioni.
Avvicinandosi alla foresta l’aria si fa pesante, l’atmosfera greve… sicuramente qualcosa è successo, qualcosa ha cambiato la foresta, pensa Valacar.

I soldati si sono appena inoltrati nella foresta che improvvisamente un silenzio oppressivo cala su di loro, la tensione sale, la sensazione che una maligna presenza possa assalire da un momento all’altro si fa ossessionante. Finchè un’ombra cupa scende sul piccolo contingente, non si vede più nulla, come se il sole fosse tramontato e la notte fosse calata; ma una notte senza luna né stelle.

Ma ecco, alcune frecce colpiscono i soldati, ferendone qualcuno. Immediatamente gli esperti veterani danno ordini secchi e il contigente assume una posizione difensiva… Valacar ringrazia mentalmente il re per la presenza delle sue guardie scelte! Non si vede nulla, tutto è avvolto dall’ombra più cupa; orrende e minacciose voci sembrano provenire dai cupi alberi e i cuori cominciano a cedere.

All’improvviso una luce accecante zittisce questa orrenda cacofonia e torna la pace e con grande stupore Valacar vede avvicinarsi un vecchio a cavallo accompagnato da uno sparuto gruppo di cavalieri che portano le insegne di Gondor: “Buongiorno a te, o prode ma avventato Valacar, nel tuo paese mi chiamano Incanus…”

Riferimenti: Racconti Incompiuti – Parte Quarta – Sez. II Gli Istari