Stampa
Categoria: Racconti e BG
Visite: 1471
Agguato a Celebrian
Terra di Mezzo, anno 2509 della III Era
 
Le stelle splendevano lucenti e pacifiche in cielo in quella notte senza nuvole e senza luna.
L’assenza dell’astro di Ithil aumentava ancor più lo splendore celeste notturno tanto caro agli Elfi sin da quando si erano destati nella Terra di Mezzo presso il lago Cuivienen. Ma un oscuro presagio attanagliava il cuore della Bianca Dama di Lorien. Più e più volte in quelle ore notturne aveva meditato di rivolgersi allo Specchio per chiedere lumi sul senso di urgenza che disturbava il suo sonno elfico. Tuttavia, il timore di scorgere infausti eventi per lei ed i suoi cari l’aveva smossa da questo proposito.
Dama Galadriel aveva così deciso di scendere dalla dimora sugli alberi per poter passeggiare tranquillamente tra i mallorn dorati ed alleviare le sue ansie e preoccupazioni.
“Cosa disturba il tuo sonno, mia dolce Signora?” Sire Celeborn, scosso dall’insolito destarsi della sua Signora, l’aveva seguita ed ora gli era accanto.
“Non posso e non voglio dissimulare la mia preoccupazione con te che mi sei caro” rispose la Bianca Dama. “Sin dagli albori del tempo abbiamo passato notti intere a contemplare l’argentea luce degli astri in notti come queste, mio Signore. Ma questa notte gran parte degli astri ad Ovest appaiono rossastri ai miei occhi, quasi grondassero sangue. Il mio animo è in ansia per la sorte di nostra figlia”.
[…]
La sosta notturna che si erano concessi nella radura del boschetto ai piedi del Caradhras non le avrebbe assicurato il tanto sperato riposo. Celebrian e la sua piccola scorta si erano messi in viaggio da Lorien due giorni addietro. Spinta dalla voglia di rivedere presto suo marito Elrond e sua figlia Arwen, la dama elfica aveva preferito partire con una piccola scorta senza attendere i suoi figli Elladan ed Elrohir.
I due inseparabili gemelli erano rimasti a Lothlorien per organizzare il ritorno del grosso delle truppe a Imladris dopo una serie di pattugliamenti esterni dovuti alle cattive notizie provenienti da Gondor da parte di Cirion, il Sovrintendente.
Tutto il viaggio era stato caratterizzato da un tempo grigio e cupo; una pioggia sottile e fastidiosa li aveva accompagnati per tutto il secondo giorno e, non appena superati i confini del reame elfico, le stridule grida e i movimenti rozzi ma furtivi degli orchetti che da anni ormai abitavano intorno alle montagne li avevano seguiti senza sosta. Fino a quel momento non erano stati assaliti ma le frecce degli elfi che stavano alla retroguardia si erano già dovute dar da fare contro un paio di neri esploratori.
Dopo il tramonto, il gruppo si era fermato per passare la notte in quella radura. Celebrian era seduta accanto al focolare avvolta nel manto che sua madre stessa, Dama Galadriel le aveva intessuto prima della sua partenza in compagnia della sua ancella Ancalime e di Voronwe, il capo degli esploratori.
“Temi che ci attaccheranno, Voronwe?” chiesa la dama elfica.
“Purtroppo mia signora, ho perso la fiducia che mi accompagnava fino a poche ore fa. Da quanto mi dice la nostra vedetta, sembra che i malefici orchetti che ci seguono abbiamo preso coraggio e riunitisi con alcuni mannari sembrano pronti ad assalirci. Purtroppo, non potevamo non fermarci: la sosta era d’obbligo e poi in questa piccola radura potremo difenderci meglio che divisi tra i sentieri nel bosco”.
“Rosse sono le stelle ad Ovest, riprese Celebrian“e presto del sangue elfico scorrerà su questo verde prato”. Questo è il mio presagio e ora come ora, mi pento di  non aver ritardato la partenza attendendo i miei figli”.
Voronwe rispose: “Dovesse accadere il peggio, sarò pronto a difendervi fino alla morte!”
“Lodevole è la vostra fedeltà, capitano” intervenne Ancalime “ma credo che non basterà il vostro fermo coraggio a fermare queste creature immonde”.
[…]
E mentre ancora parlava il viso dell’elfa si contrasse in una smorfia di dolore e in un istante il suo spirito lasciò la Terra di Mezzo.
Il piccolo accampamento fu scosso da un assalto crudele e rapido; frecce nere e orchetti su wargs si riversarono da ogni parte e presto i pochi elfi furono accerchiati e sopraffatti.
Celebrian, di solito, non portava armi con sé, nemmeno in viaggio, tranne per quel piccolo pugnale di mithril regalatole da Elrond. Tuttavia, riuscì soltanto a sfoderarlo prima che un potente sibilo l’avvolgesse e il mondo intorno a lei diventasse grigio e oscuro. Una freccia si era conficcata nella sua spalla destra ed in un attimo le forze le vennero meno e tutti ricordi della Terra di Mezzo,  i visi di Elrond, di Arwen e di tutti i suoi cari le passarono davanti agli occhi prima di chiudersi in un vuoto nero senza luce.
Si svegliò nel pieno della notte ma quello che la circondava non era altro che un mondo rosso e nero avvolto in un giallo calore maledetto che non dava tepore ma che procurava dolore e spasmi. Era incapace di muoversi e non scorgeva quasi nulla attorno a sé. Non sentiva più la spalla dove era stata colpita e le uniche cose che distingueva erano le orrende facce degli orchetti che discutevano attorno a lei.
“Pare che abbiamo fatto pesca grossa, stanotte Malduk! Questa è una maledetta regina elfica se i miei occhi non mi ingannano e la sua carne sarà ancor più tenera se la mia lingua non mi inganna!”.
Il capitano degli orchetti non alzò nemmeno lo sguardo per rispondere al suo sottoposto: “Prova soltanto a toccare quell’elfa e i mannari avranno di che mangiare, lurido verme!” Quella va dritta dal nostro Padrone al Colle Stregato … e poi non ha che pochi giorni di vita con il veleno che abbiamo messo sulle frecce… ne moriresti pure tu, animale schifoso!”
 
Rumil, il capo delle Guardie di Caras Galadhon aveva lasciato poche volte il rifugio elfico da quando, molti anni addietro, Sire Celeborn e Dama Galadriel gli avevano affidato la protezione del cuore del reame di Lothlorien. Memore, però, dei lunghi pattugliamenti con i suoi fratelli Haldir ed Oropher era uno dei pochi e, probabilmente il migliore a conoscere i sentieri attorno alla sua terra.
La richiesta di partire immediatamente con un gruppetto di sue Guardie scelte per accompagnare Elladan ed Elrohir e alcuni della loro legione in una missione verso Imladris era arrivata direttamente dalla Dama Bianca e questo non lasciava presagire nulla di buono: probabilmente, Dama Galadriel aveva visto qualcosa nel suo Specchio e ciò riguardava l’incolumità di sua figlia Celebrian nonché madre dei gemelli. Rumil non aveva esitato e in poco meno di un’ora erano stati pronti a partire.
“Percorremo dei sentieri sconosciuti alla maggior parte degli elfi di Lorien e per nulla noti agli orchetti” disse ad Elladan ed Elrohir, “Ci rimetteremo sul sentiero principale verso passo Corno Rosso in metà del tempo necessario e cercheremo di raggiungere i nostri entro l’alba di dopodomani”.
Ci affidiamo a te fratello”, rispose Elrohir, “guidaci rapidi e senza sosta perché il nostro cuore teme per la sorte di nostra madre”.
 
Dopo un giorno pieno di cammino, scandito soltanto da brevi soste, avevano già trovato le tracce del gruppo elfico che li precedeva. Tuttavia, i corpi degli orchetti trafitti da frecce elfiche che avevano trovato lungo il percorso, non facevano che aumentare la preoccupazione che Celebrian ed i suoi fossero inseguiti e attaccati. Elladan ed Elrohir erano molto preoccupati e questo aumentava la fretta e la foga con le quali procedevano a quello che, ormai, era diventato un folle inseguimento.
Rumil aveva guidato il gruppo per sentieri oscuri e sicuri, cercando di capire i percorsi degli elfi che li avevano preceduti e le tracce dei nemici. Purtroppo, man mano che avanzavano, scoprivano tracce di orchetti e di wargs sempre più numerose che si erano aggiunte da sentieri minori.
Fu così che raggiunsero una radura poco dopo il tramonto. Ma quello che videro straziò i loro cuori: i corpi dei loro congiunti erano sparsi sul campo e la cattiveria con il quale avevano infierito non lasciava dubbi sulla premeditazione e pianificazione di quell’attacco.
I  due Gemelli scoppiarono in lacrime alla vista della carneficina ed iniziarono a girovagare come folli in cerca della loro madre.
“Non è qui”. Elladan era ormai certo che Celebrian non si trovava lì ma non riusciva a capire che fine avesse fatto anche solo il suo corpo. La stella di Earendil, loro progenitore, risplendette forte in quel momento e la vista di Elrohir fu attratta da un luccichio ai confini della piccola radura. “Ecco lì qualcosa che ci potrà aiutare”. Il pugnale di Celebrian brillava lucente alla luce improvvisa della Stella e fu colto da Elrohir. “Si dirigono ad Est, verso Dol Guldur. E sono sicuro che hanno nostra madre con loro”.
Se fino a quel momento l’inseguimento era stato rapido e deciso, da allora in poi i tre capitani corsero alla testa della loro piccola armata in preda ad un misto di urgenza ed insana follia vendicativa. Ed è risaputo che pochi sfuggono alla fiera vendetta degli Elfi. Un altro raccapricciante evento confermò loro che erano sulla pista giusta: un elfo, in ginocchio sul sentiero con in mano l’arco a mò di bastone sembrava indicargli la via da seguire. Era il corpo di Voronwe che, nonostante fosse morto trafitto da decine di frecce era rimasto in quella posizione per la sua ferma risolutezza.
“Fedele a nostra madre fino alla fine sei stato, Voronwe, e ti promettiamo che il tuo sacrificio non sarà vano” disse Elladan. “Torneremo a darti degna sepoltura” aggiunge Elrohir.
Dopo una mezza giornata avevano già raggiunto gli orchetti. La maggior parte delle oscure creature si era già disperso e soltanto una dozzina di orchetti con qualche esploratore erano rimasti insieme al capitano che li conduceva con il prezioso ostaggio elfico.
L’attacco fu fulmineo. Nessuno degli orchetti riuscì a fuggire, le sentinelle furono trafitte dalle frecce elfiche silenziosamente. Le lame agirono in fretta senza lasciar il tempo agli orchetti di capire ciò che stesse accadendo.
La lama di Rumil affondò nel corpo di quello che doveva essere il loro capo e l’immonda creatura sputò sangue nero e ridendo beffardamente pronunciò le sue ultime parole: “Vana è la vostra vendetta, maledetti Luminosi”! La vostra Regina è già morta”.
Elladan ed Elrohir corsero da Celebrian che era legata mani e piedi ad un palo con sporche corde orchesche. Ma non era morta.
“Madre cara”, disse Elladan avvicinandosi all’orecchio dell’elfa mentre Elrohir scioglieva i nodi delle corde “trovarti viva è la gioia più grande che potessimo provare in questi giorni infausti”.
Elrohir si accorse, immediatamente, che il corpo della madre scottava come legna ardente e capì che la ferita subita alla spalla era avvelenata. “A quanto pare la nostra corsa non si ferma. Dobbiamo fare in fretta e portarla da nostro padre… lui è l’unico in grado di guarirla”.
Celebrian, alla vista dei suoi figli, riuscì a sollevare la testa e trovò la forza di pronunciare qualche parola: “Figli miei, triste è il Fato della nostra Stirpe nella Terra di Mezzo. Non ho mai desiderato come in queste ore di rivedere la Luce di Aman e sarà l’unica cosa che farò se la saggezza di vostro padre riuscirà a guarire il mio corpo. Portatemi da lui e da vostra sorella”. Detto questo si chiuse in un sonno profondo quasi fosse morta.
 
NdA: Celebrian fu assalita nei pressi del Passo Cornorosso nell’anno 2509 della III era. Scortata dai suoi figli Elladan ed Elrohir a Granburrone, fu guarita nel corpo da suo marito Elrond ma l’anno seguente lasciò per sempre la Terra di Mezzo intraprendendo il viaggio ad Ovest attraverso il Grande Mare.
 
Racconto liberamente ispirato dagli scritti di Tolkien. Tutti i diritti d’autore sono proprietà dei loro rispettivi proprietari.